giovedì 4 ottobre 2007

Brachetto Tales

Vi presento gli ultimissimi episodi della serie Brachetto Tales, da non perdere!








Episodio 19
Episodio 20

















Episodio 21



























Episodio 22
























Episodio 23
















Episodio 24














Episodio 25

venerdì 28 settembre 2007

Cartoni Animati Giapponesi

Questo breve Post è dedicato alle sigle di cartoni animati giapponesi che negli anni 70-80 fecero strada in Italia.


Cominciamo col Koseidon...A distanza di anni ho capito quanto questo cartone animato abbia influenzato le mie passioni almeno a livello incoscio:



  • In tutto il periodo delle elementari e successivamente medie inferiori ero un patito di Dinosauri;

  • Durante il liceo e le medie sono stato sempre affascinato dall'etica dei cavalieri, anche perchè educato attraverso la Pedagogia dell'eroe col tanto citato San Giorgio presente in parecchie attività scout;

  • Il tempo mi ha sempre affascinato.Da piccolo pensavo che avrei potuto cambiare il passato e il futuro, una volta cresciuto; ho sempre desiderato viaggiare nel tempo; il mio film fantascentifico preferito è Ritorno al Futuro e dulcis in fundo appena ne ho avuto l'opportunità all'Università ho seguito un corso di Relatività Generale......




Ora presentiamo l'uscita dei cavalieri del tempo: fantastica!!!!!!!!






Un cartone che ha fatto proprio storia e la sigla del quale non avrei potuto non inserire in questo post è la Leggenda di Voltron.In realtà nel post mi è possibile inserire la sola immagine;nel bolg è comunque presente un collegamento a YouTube relativo alla sigla.


I messaggi positivi sono veramente tanti :



  • Intanto l'idea del corpo mistico: l'unione fa la forza , o se si vuole più persone che fanno un unicum....

  • E' il paladino della Pace nell'Universo(qui si apre un'altra mia passione-le stelle, l'universo, i viaggi interstellari-)e questi universo popolato da altre forme di vita , ma che trovano armonia in una convivenza pacifica;

  • L'idea millenaria del Male contro il Bene e il fatto che ogni uomo ha la sua parte positiva e negativa;

  • Una donna alla guida di una navicella Robot: si potrebbe parlare di emancipazione femminile, tenendo conto che nel caso specifico è una principessa e dunque una nobile che si sporca le mani assieme a persone di rango inferiore al suo....

  • Nell'ipotesi che qualcuno creda al "Cogito ergo Sum ", l'dea della leggenda è proprio fenomenale.

Infine non può mancare l'innesto del Daitarn 3:in questo cartone risulta predominante l'idea che il robot e con esso la tecnologia , i computer , le armi stesse sono essenzialmente uno strumento , un mezzo e come tali dipendono in ultima analisi da chi li usa.....Senza pensare che l'idea di intelligenze artificiali è cara alla letteratura fantascentifica(Asimov in primis,ma non solo!)

mercoledì 26 settembre 2007

l'importanza di saper accendere un fuoco


...Direi che saper accendere un fuoco e saperlo alimentare è una delle tecniche di scouting più importanti per un esploratore e per una guida(in definitiva per uno scout) ;pensate che è talmente importante che agli albori della formazione capi, dopo un campo di formazione,venivano consegnati la Wood Badge(presto farò un post che spiega cosa sia),un quaderno e un laccio di cuoio a sezione rotonda che serviva per l'accensione del fuoco col metodo del "Trapano e Archetto", tecnica richiesta ad un capo a dimostrazione della sua abilità di scout e fiore all'occhiello dei campi scuola di allora .Questo laccio veniva portato normalmente in tasca fino al giorno in cui ad un capo venne in mente di intrecciarlo a "testa di turco" e di farne l'uso oggi conosciuto(si potrebbe dire che stava nascendo l'era delle versioni "Albero di Natale" per i fazzolettoni).
Ad ogni modo l'importanza di accendere un fuoco rimane.Per la sua accensione è indispensabile usare e saper creare un'esca.In questo caso per esca(un saluto a Giulio che di solito con le sue esche ci va in riva al fiume a pescare) si intende un qualunque materiale capace di incendiarsi in tempi brevissimi e dar vita al fuoco.Esche ,naturali e non, sono:la Diavolina,o similari, combustibili liquidi con cui impregnare un legnetto o un brandello di stoffa , magnesio , corteccia secca(quella di betulla prende bene anche col tempo umido) , rametti molto sottili , trucioli di legno (meglio di conifere per la resina), foglie secche o paglia, sterco secco di erbivori , nidi abbandonati , funghi secchi , carta, ovatta, garza per bende, cordino(non sintetico) sfilacciato,parti fibrose o lanose di piante , piume d'uccelli, pelo di animali, ecc.
Di solito è bene avere sempre con se in un sacchettino impermeabile una piccola quantità di esca. Una ricetta per un'esca che si può facilmente fare da soli a casa e che è molto utile se si deve accendere un fuoco con legna umida (ma va benissimo anche nelle situazioni di non umidità) è la seguente:


  1. Si prende un foglio di quotidiano

  2. si piega in modo da ottenere una striscia larga un paio di cm

  3. Si arrotola la striscia su se stessa , e si lega con un pò di cordino8o dello spago)

  4. Si prende un bricco (possibilmente non quello che si dovrà successivamente portare alle uscite o ai campi estivi) e ci si mettono dei mozzicotti di candela(facilmente reperibili al supermercato o in casa-ovviamente è meglio avvisare i propri genitori , conviventi, nonni , ecc in entrambi i casi-)

  5. Si mette il bricco con dentro le candele sul fornello di casa :in poco tempo la cera delle candelle diventerà liquida.

  6. A questo punto si prende la striscia arrotolata e si immerge nella cera liquida.

  7. La striscia si toglie dal bricco e si mette al sole aspettando che la cera si solidifichi

  8. L'esca è finalmente pronta

  9. Si ricordi infine di pulire il bricco con acqua calda e sapone (altrimenti la cera si solidifica di nuovo) e di rimettere tutto in ordine

Tre consigli:


  • Si prenda la striscia arrotolata e legata con dei bastoncini o dei coltellini , oppure con delle forchette :meglio non usare le mani per riprenderla, così da evitare ustioni inutili

  • Si facciano almeno una decina di strisce prima di sciogliere la cera e immergervi le strisce

  • Si mettano le strisce a riposo(quelle , la cera delle quali , si sta asciugando) su dei fogli di giornale per evitare di sporcare.


mercoledì 19 settembre 2007

Immanuel Kant

Vi presento alcuni brani scritti da Kant a riprova del suo grande genio e delle sue rigorose convinzioni morali e illuministe.
Buona lettura

Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?

Immanuel Kant

L'intelletto quale guida

L'illuminismo è l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza esser guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza - è dunque il motto dell'illuminismo. La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo affrancati dall'eterodirezione (naturaliter maiorennes), tuttavia rimangono volentieri minorenni per l'intera vita e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. E' tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero per me. Purché io sia in grado di pagare, non ho bisogno dì pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione. A far si che la stragrande maggioranza degli uomini (e con essi tutto il bel sesso) ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltreché difficile, anche molto pericoloso, provvedono già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l'alta sorveglianza sopra costoro. Dopo averli in un primo tempo instupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste pacifiche creature osassero muovere un passo fuori dei girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo tempo mostrano ad esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole. Ora questo pericolo non è poi così grande come loro si fa credere, poiché a prezzo di qualche caduta essi alla fine imparerebbero a camminare: ma un esempio di questo genere rende comunque paurosi e di solito distoglie la gente da ogni ulteriore tentativo. È dunque difficile per ogni singolo uomo districarsi dalla minorità che per lui è diventata pressoché una seconda natura. E' giunto perfino ad amarla, e attualmente è davvero incapace di servirsi del suo proprio intelletto, non essendogli mai stato consentito di metterlo alla prova. Regole e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale o piuttosto di un abuso delle sue disposizioni naturali, sono ceppi di una eterna minorità. Anche chi da essi riuscisse a sciogliersi, non farebbe che un salto malsicuro sia pure sopra i più angusti fossati, poichè non sarebbe allenato a siffatti liberi movimenti. Quindi solo pochi sono riusciti, con l'educazione del proprio spirito, a districarsi dalla minorità e tuttavia a camminare con passo sicuro.

La vocazione della ragione all'autonomia


Che invece un pubblico si illumini da sé è cosa maggiormente possibile; e anzi, se gli si lascia la libertà, è quasi inevitabile. In tal caso infatti si troveranno sempre, perfino fra i tutori ufficiali della grande folla, alcuni liberi pensatori che, dopo aver scosso da sé il giogo della tutela, diffonderanno il sentimento della stima razionale del proprio valore e della vocazione di ogni uomo a pensare da sé. V'è al riguardo il fenomeno singolare che il pubblico, il quale in un primo tempo è stato posto da costoro sotto quel giogo, li obbliga poi esso stesso a rimanervi, non appena lo abbiano a ciò istigato quelli tra i suoi tutori che fossero essi stessi incapaci di ogni lume. Seminare pregiudizi è tanto pericoloso, proprio perché essi finiscono per ricadere sui loro autori o sui predecessori dei loro autori. Perciò il pubblico può giungere al rischiaramento solo lentamente. Forse una rivoluzione potrà sì determinare l'affrancamento da un dispotismo personale e da un'oppressione avida di guadagno e di potere, ma mai una vera riforma del modo di pensare. Al contrario: nuovi pregiudizi serviranno al pari dei vecchi a mettere le dande alla gran folla di coloro che non pensano. Senonché a questo rischiaramento non occorre altro che la libertà; e precisamente la più inoffensiva di tutte le libertà, quella cioè di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi. Ma da tutte le parti odo gridare: non ragionate! L'ufficiale dice: non ragionate, ma fate esercitazioni militari! L'intendente di finanza: non ragionate, ma pagate! L'ecclesiastico: non ragionate, ma credete! (C'è solo un unico signore al mondo che dice: ragionate quanto volete e su tutto ciò che volete, ma obbedite!) Qui v'è, dovunque, limitazione della libertà. Ma quale limitazione è d'ostacolo all'illuminismo, e quale non lo è, anzi lo favorisce? Io rispondo: il pubblico uso della propria ragione dev'essere libero in ogni tempo, ed esso solo può attuare il rischiaramento tra gli uomini; invece l'uso privato della ragione può assai di frequente subire strette limitazioni senza che il progresso del rischiaramento ne venga particolarmente ostacolato. Intendo per uso pubblico della propria ragione l'uso che uno ne fa, come studioso, davanti all'intero pubblico dei lettori. Chiamo invece uso privato della ragione quello che ad un uomo è lecito farne in un certo ufficio o funzione civile di cui egli è investito. Ora per molte operazioni che attengono all'interesse della comunità è necessario un certo meccanicismo, per cui alcuni membri di essa devono comportarsi In modo puramente passivo onde mediante un'armonia artificiale il governo induca costoro a concorrere ai fini comuni o almeno a non contrastarli. Qui ovviamente non è consentito ragionare ma si deve obbedire. Ma in quanto nello stesso tempo questi membri della macchina governativa considerano se stessi come membri di tutta la comunità e anzi della società cosmopolitica, e si trovano quindi nella qualità di studiosi che con gli scritti si rivolgono a un pubblico nel senso proprio della parola, essi possono certamente ragionare senza ledere con ciò l'attività cui sono adibiti come membri parzialmente passivi. Così sarebbe assai pernicioso che un ufficiale, cui fu dato un ordine dal suo superiore, volesse in servizio pubblicamente ragionare sull'opportunità e utilità di questo ordine: egli deve obbedire. Ma è iniquo impedirgli in qualità di studioso di fare le sue osservazioni sugli errori commessi nelle operazioni di guerra e di sottoporle al giudizio del suo pubblico. Il cittadino non può rifiutarsi di pagare i tributi che gli sono imposti; e un biasimo inopportuno di tali imposizioni, quando devono essere da lui eseguite, può anzi venir punito come uno scandalo (poiché potrebbe indurre a disubbidienze generali). Tuttavia costui non agisce contro il dovere di cittadino se, come studioso, manifesta apertamente il suo pensiero sulla sconvenienza o anche sull'ingiustizia di queste imposizioni.


L'uso privato della ragione


Così un ecclesiastico è tenuto a insegnare il catechismo agli allievi e alla sua comunità religiosa secondo il credo della Chiesa da cui dipende perché a questa condizione egli è stato assunto: ma come studioso egli ha piena libertà e anzi il compito di comunicare al pubblico tutti i pensieri che un esame severo e benintenzionato gli ha suggerito circa i difetti di quel credo, nonché le sue proposte di riforme della religione e della Chiesa. In ciò non v'è nulla di cui la coscienza possa venir incolpata. Ciò ch'egli insegna in conseguenza del suo ufficio, come funzionario della Chiesa, egli infatti lo espone come qualcosa intorno a cui non ha la libertà di insegnare secondo le sue proprie idee, ma che ha il compito di insegnare secondo le istruzioni e nel nome di un altro. Egli dirà: la nostra Chiesa insegna questo e quello, e queste sono le prove di cui essa si vale. Tutta l'utilità pratica che alla sua comunità religiosa può derivare, egli dunque la ricaverà da principi ch'egli stesso non sottoscriverebbe con piena convinzione, ma al cui Insegnamento può comunque impegnarsi perché non è affatto impossibile che in essi non si celi una qualche verità, e in ogni caso, almeno, non si riscontra in essi nulla che contraddica alla religione interiore. Se invece credesse di trovarvi qualcosa che vi contraddica, egli non potrebbe esercitare la sua funzione con coscienza; dovrebbe dimettersi. L'uso che un insegnante ufficiale fa della propria ragione davanti alla sua comunità religiosa è dunque solo un uso privato; e ciò perché quella comunità, per quanto grande sia, è sempre soltanto una riunione domestica; e sotto questo rapporto egli, come prete, non è libero e non può neppure esserlo, poiché esegue un incarico che gli viene da altri. Invece come studioso che parla con gli scritti al pubblico propriamente detto, cioè al mondo, dunque come ecclesiastico nell'uso pubblico della propria ragione, egli gode di una libertà illimitata di valersi della propria ragione e di parlare in persona propria. Che i tutori del popolo (nelle cose spirituali) debbano a loro volta rimanere sempre minorenni, è un' assurdità che tende a perpetuare le assurdità.


Limiti degli impegni collettivi

Ma una società di ecclesiastici, ad esempio un'assemblea chiesastica o una venerabile "classe" (come essa si autodefinisce presso gli olandesi), avrebbe forse il diritto di obbligarsi per giuramento a un certo credo religioso immutabile, per esercitare in tal modo sopra ciascuno dei suoi membri, e attraverso essi, sul popolo, una tutela continua, e addirittura per rendere eterna questa tutela? Io dico che ciò è affatto impossibile. Un tale contratto, teso a tener lontana l'umanità per sempre da ogni ulteriore progresso nel rischiaramento, è irrito e nullo in maniera assoluta, foss'anche che a sancirlo siano stati il potere sovrano, le Diete imperiali e i più solenni trattati di pace. Nessuna epoca può collettivamente impegnarsi con giuramento a porre l'epoca successiva in una condizione che la metta nell'impossibilità di estendere le sue conoscenze (soprattutto se tanto necessarie), di liberarsi dagli errori e in generale di progredire nel rischiaramento. Ciò sarebbe un crimine contro la natura umana, La cui originaria destinazione consiste proprio in questo progredire; e quindi le generazioni successive sono perfettamente legittimate a respingere quelle convenzioni come non autorizzate ed empie. La pietra di paragone di tutto ciò che può imporsi come legge a un popolo sta nel quesito se un popolo possa imporre a se stesso una tale legge. Ciò sarebbe sì una cosa possibile, per così dire in attesa di una legge migliore e per un breve tempo determinato, al fine di introdurre un certo ordine, ma purché nel frattempo si lasci libero ogni cittadino, soprattutto l'uomo di Chiesa, di fare sui difetti dell'istituzione vigente le sue osservazioni pubblicamente, nella sua qualità di studioso, cioè mediante i suoi scritti; e ciò mentre l'ordinamento costituito resterà pur sempre in vigore fino a che le nuove vedute in questa materia non abbiano raggiunto nel pubblico tanta diffusione e credito che i cittadini, con l'unione dei loro voti (anche se non di tutti) siano in grado di presentare al sovrano una proposta tesa a proteggere quelle comunità che fossero d'accordo per un mutamento in meglio nella costituzione religiosa secondo le loro idee, e senza pregiudizio per quelle comunità che invece intendessero rimanere nell'antica costituzione. Ma concentrarsi per mantenere in vigore, foss'anche per la sola durata della vita di un uomo, una costituzione religiosa immutabile che nessuno possa pubblicamente porre in dubbio, e con ciò annullare per così dire una fase cronologica del cammino dell'umanità verso il suo miglioramento e rendere questa fase sterile e per ciò stesso forse addirittura dannosa alla posterità, questo non è assolutamente lecito. Un uomo può si per la propria persona, e anche in tal caso solo per un certo tempo, differire di illuminarsi su ciò ch'egli stesso è tenuto a sapere; ma rinunciarvi per sè e più ancora per la posterità, significa violare e calpestare i sacri diritti dell'umanità. Ora ciò che neppure un popolo può decidere circa se stesso, lo può ancora meno un monarca circa il popolo; infatti il suo prestigio legislativo si fonda precisamente sul fatto che nella sua volontà egli riassume la volontà generale del popolo. Purché egli badi che ogni vero o presunto miglioramento non contrasti con l'ordinamento civile, egli non può per il resto che lasciare i suoi sudditi liberi di fare quel che credono necessario per la salvezza della loro anima. Ciò non lo riguarda affatto, mentre quel che lo riguarda è di impedire che l'uno ostacoli con la violenza l'altro nell'attività che costui, con tutti i mezzi che sono in suo potere, esercita in vista dei propri fini e per soddisfare le proprie esigenze. Il monarca reca detrimento alla sua stessa maestà se si immischia in queste cose ritenendo che gli scritti nei quali i suoi sudditi mettono in chiaro le loro idee siano passibili di controllo da parte del governo: sia ch'egli faccia ciò invocando il proprio intervento autocratico ed esponendosi al rimprovero che Caesar non est supra grammaticos, sia, e a maggior ragione, se egli abbassa il suo potere supremo tanto da sostenere il dispotismo spirituale di qualche tiranno nel suo Stato contro tutti gli altri suoi sudditi.

L'età dell'Illuminismo

Se ora si domanda: viviamo noi attualmente in un'età illuminata? allora la risposta è: no, bensì in un'età di illuminismo. Che nella situazione attuale gli uomini presi in massa siano già in grado, o anche solo possano essere posti in grado di valersi sicuramente e bene del loro proprio intelletto nelle cose della religione, senza la guida di altri, è una condizione da cui siamo ancora molto lontani. Ma che ad essi, adesso, sia comunque aperto il campo per lavorare ad emanciparsi verso tale stato, e che gli ostacoli alla diffusione del generale rischiaramento o all'uscita dalla minorità a loro stessi imputabile a poco a poco diminuiscano, di ciò noi abbiamo invece segni evidenti. A tale riguardo quest'età è l'età dell'illuminismo, o il secolo di Federico. Un principe che non crede indegno di sé dire che considera suo dovere non prescrivere nulla agli uomini nelle cose di religione, ma lasciare loro in ciò piena libertà, e che quindi respinge da sé anche il nome orgoglioso della tolleranza, è egli stesso illuminato e merita dal mondo e dalla posterità riconoscenti di esser lodato come colui che per primo emancipò il genere umano dalla minorità, almeno da pane del governo e lasciò libero ognuno di valersi della sua propria ragione in tutto ciò che è affare di coscienza. Sotto di lui venerandi ecclesiastici, senza pregiudizio del loro dovere d'ufficio, possono liberamente e pubblicamente, in qualità di studiosi, sottoporre all'esame del mondo i loro giudizi e le loro vedute che qua e là deviano dal credo tradizionale; e tanto più può farlo chiunque non è limitato da un dovere d'ufficio. Questo spirito di libertà si estende anche verso l'esterno, perfino là dove esso deve lottare contro ostacoli esteriori suscitati da un governo che fraintende se stesso. Il governo infatti ha comunque davanti agli occhi uno splendente esempio il quale mostra che nulla la pace pubblica e la concordia della comunità hanno da temere dalla libertà. Gli uomini si adoprano da sé per uscire a poco a poco dalla barbarie, purché non si ricorra ad artificiosi strumenti per mantenerli in essa. Ho posto particolarmente nelle cose di religione il punto culminante del rischiaramento, cioè dell'uscita degli uomini da uno stato di minorità il quale è da imputare a loro stessi; riguardo alle arti e alle scienze, infatti, i nostri reggitori non hanno alcun interesse a esercitare la tutela sopra i loro sudditi. Inoltre la minorità in cose di religione è fra tutte le forme di minorità la più dannosa ed anche la più umiliante. Ma il modo di pensare di un sovrano che favorisce quel tipo di rischiaramento va ancora oltre, poiché egli vede che perfino nei riguardi della legislazione da lui statuita non si corre pericolo a permettere ai sudditi di fare uso pubblico della loro ragione e di esporre pubblicamente al mondo le oro idee sopra un migliore assetto della legislazione stessa perfino criticando apertamente quella esistente. Abbiamo in ciò uno splendido esempio, e anche in ciò nessun monarca ha superato quello che noi veneriamo. Ma è pur vero che solo chi, illuminato egli stesso, non ha paura delle ombre e contemporaneamente dispone a garanzia della pubblica pace di un esercito numeroso e ben disciplinato, può enunciare ciò che invece una repubblica non può arrischiarsi di dire: ragionate quanto volete e so tutto ciò che volete; solamente obbedite! Si rivela qui uno strano inatteso corso delle cose umane; come del resto anche in altri casi, a considerare questo corso in grande, quasi tutto in esso appare paradossale. Un maggiore grado di libertà civile sembra favorevole alla libertà dello spirito del popolo, epperò pone ad essa limiti invalicabili; un grado minore di libertà civile, al contrario, offre allo spirito lo spazio per svilupparsi con tutte e sue forze. Se dunque la natura ha sviluppato sotto questo duro involucro il germe di cui essa prende la più tenera cura, cioè la tendenza e vocazione al libero pensiero, questa tendenza e vocazione gradualmente reagisce sul modo di sentire del popolo (per cui questo, a poco a poco, diventa sempre più capace della libertà di agire), e alla fin fine addirittura sui principi del governo il quale trova che è nel proprio vantaggio trattare l'uomo, che ormai è più che una macchina, in modo conforme alla di lui dignità.

Da I. Kant, La religione nei limiti della semplice ragione, tr. it. di Gaetano Durante, in id., Scritti di filosofia della religione, a c. di Giuseppe Riconda, Milano, Mursia, 1989, pp. 107-109)

Immanuel KANT (1724-1804)
Cristo, idea personificata della moralitàLa sola cosa che possa fare di un mondo l'oggetto del decreto divino e il fine della creazione, è l’umanità (l'essere razionale in generale del mondo) in tutta la sua perfezione morale, della quale, come sua condizione suprema, la felicità è la conseguenza immediata nella volontà dell'Essere supremo. Quest'uomo, il solo che è gradito a Dio, «è in lui fin dall'eternità»; l'idea di lui deriva dall'essere stesso di Dio; egli non è, in questo senso, una cosa creata, ma il suo Figlio unigenito; «il Verbo (il Fiat!) per mezzo del quale tutte le altre cose esistono, e senza del quale nulla esisterebbe di ciò che è stato fatto» [Gv 1,1 ss.] (giacché in vista di lui, cioè dell'essere razionale nel mondo, come lo si può pensare in base alla sua destinazione morale, tutte le cose sono state fatte). «Egli è il riflesso della sua gloria» [Eb 1,3]. «In lui Dio ha amato il mondo» [lGv , 4,10] e solo in lui, e mediante l'adozione delle sue intenzioni noi possiamo sperare «di diventare figli di Dio» [Gv 1,12] ecc. Elevarci a questo ideale di perfezione morale, cioè al prototipo dell'intenzione morale in tutta la sua purezza è il dovere universale di noi uomini, e a ciò quest'idea stessa, che ci è data dalla ragione come uno scopo da raggiungere, ci può dare la forza necessaria. Ora, appunto perché non siamo gli autori di quest'idea, ma essa ha preso posto nell'uomo senza che noi comprendiamo come la natura umana abbia semplicemente potuto essere capace di riceverla, si può dire meglio che quel prototipo è disceso dal cielo sino a noi, che esso ha assunto l'umanità (giacché è meno possibile rappresentarci come l'uomo, cattivo per natura, possa da sé liberarsi dal male ed elevarsi sino all'ideale della santità, anziché concepire che questo ideale assuma l’umanità [la quale non è cattiva di per sé] e si abbassi sino ad essa). Quest'unione con noi può dunque essere considerata come uno stato di umiliazione del Figlio di Dio [cfr. Fil 2,6 ss.] se noi ci rappresentiamo quest'uomo dalle intenzioni divine come un nostro modello, il quale, sebbene sia santo da parte sua, e, quindi, in quanto tale, non sia condannato a sopportare dolori, tuttavia, accetta di soffrirli nella massima misura per promuovere il bene del mondo; mentre l'uomo, che non è mai libero da colpa, anche quando anch'egli ha adottato questa stessa intenzione, può considerare come meritati da lui i dolori che, per qualsiasi via, lo possono colpire, e, quindi, si deve ritenere indegno dell'unione della sua intenzione con una tale idea, sebbene essa gli serva da modello. L'ideale dell'umanità gradita a Dio (e, quindi, l'ideale di una perfezione morale tale quale è possibile ad un essere del mondo dipendente da bisogni e da inclinazioni), noi non potremmo concepirlo se non mediante l'idea di un uomo pronto non solo ad adempiere tutti i doveri umani e, insieme, a diffondere intorno a sé, nella massima misura, il bene con la sua dottrina e col suo esempio, ma anche disposto, sebbene tentato dai più grandi adescamenti, a subire tutti i dolori, sino alla morte più ignominiosa, per il bene del mondo, e anche per il bene dei suoi nemici. Giacché l'uomo non si può fare un'idea del grado e dell'intensità della forza che è pro. pria dell'intenzione morale, se non in quanto egli se la rappresenta in lotta con degli ostacoli e trionfante, ciò nonostante, in mezzo ai più grandi assalti. Nella fede pratica in questo figlio di Dio (in quanto vien rappresentato come se avesse assunto la natura umana) l'uomo può sperare di rendersi gradito a Dio (e per tal modo di godere anche della beatitudine); cioè l'uomo che ha coscienza di avere un'intenzione morale tale che gli sia possibile credere e possedere in sé una fiducia ben fondata di rimanere, in mezzo a tentazioni e a sofferenze simili (che sono la pietra di paragone di quella idea), immutabilmente attaccato a tale modello dell'umanità e fedele a seguire il suo esempio, quest'uomo e questo soltanto ha il diritto di ritenersi un oggetto non indegno della compiacenza divina.

Le Perle di Saggezza di Biblos......



Questo Post è dedicato a Biblos, il saggio di Esmeralda, colui che sapeva guardare oltre, ascoltare i silenzi inaspettati, insegnare alle menti meno illuminanti, placare gli animi più irrequieti........

........Ascoltiamo allora i suoi sussurri di Saggezza.......

Attenzione Attenzione

Il prete annunciò che la domenica seguente sarebbe venuto in chiesa Gesù in persona. La gente arrivò in massa per vederlo . Tutti si aspettavano che predicasse , ma egli si limitò a sorridere al momento delle presentazioni e disse : "Salve". Erano tutti disposti ad ospitarlo per la notte , soprattutto il prete, ma egli rifiutò gentilmente l'invito e disse che avrebbe trascorso la notte in chiesa.Cosa che tutti approvarono.Egli se ne andò senza far rumore l'indomani mattina presto, prima che venissero aperte le porte delle chiesa.E, con orrore di tutti , il prete e gli altri scoprirono che la chiesa era stata oggetto di atti di vandalismo.

Dovunque sulle pareti era scarabocchiata la parola:ATTENZIONE.

Incisa a grandi e piccole lettere , a matita e a penna e dipinta in tutti i colori possibili.Dovunque l'occhio si posasse, si potevano scorgere le parole:

"ATTENZIONE, attenzione , Attenzione,AtTeNzIoNe,attenzione, attenzione......."

Scandaloso.Irritante.Sconcertante.Affascinante.Terrificante.A che cosa dovevano fare attenzione?

Non c'era scritto nulla.Soltanto ATTENZIONE.

Il primo impulso della gente fu quello di cancellare ogni tracciadi quella sozzura, di quel sacrilegio, e si trattennero soltanto perchè pensavano che era stato Gesù stesso a compiere un simile gesto.

Quella misteriosa parola ATTENZIONE incominciò a infiltrarsi nella mente delle persone ogni volta che si recavano in chiesa.Essi presero a fare attenzione alle scritture e così riuscirono a trarne vantaggio senza diventare bigotti.Fecero attenzione ai sacramenti , così furono santificati senza diventare superstiziosi.Il sacerdote cominciò a stare attento al potere che esercitava sui fedeli, così potè essere loro di aiuto senza doversi imporre.

E tutti fecero attenzione alla religione , che può trasformare gli incauti in ippocriti.

Diventarono cauti nell'accettare i decreti della chiesa e così, pur essendo fedeli alla legge , dimostrarono compassione per i più deboli.

Cominciarono a stare attenti a come pregavano, così non persero più la fiducia in se stessi e si comportarono nello stesso modo persino nei confronti del concetto che avevano di Dio, in modo di riuscire a riconoscerlo anche fuori dei confini ristretti della loro chiesa.

Ora la gente ha collocato la parola tanto scandalosa sopra l'ingresso della chiesa e la sera la si può vedere sfavillare lassù in alto illuminata da multicolori luci al neon.

Non Ascoltare le persone con la pessima abitudine di essere negative ...derubano le migliori speranze del tuo cuore !

Ricorda sempre il potere che hanno le parole che ascolti o leggi.

Per cui , preoccupati di essere sempre positivo!

Sii sempre sordo quando qualcuno ti dice che non puoi realizzare i tuoi sogni.

Tratto dal Libro dello Spirito ,

curatto da Gaia ,Camillo e Peppe.

martedì 18 settembre 2007

..Una Zietta particolare...



Questo Post è dedicato a 4 amici con i quali una sera ci siamo trovati in un’osteriola a comporre ottavine…

Udite udite cari miei lettori
Un dì una zia si perse fra 4 ottavine
E nessuno ebbe a dire che cercava eterni amori…
…Amori che allietava con le sue abili manine
Ma non pensate a fantasie erotiche o dolori
Sapea cucir abiti e far eccellenti ministrine
Ecco perché Riccardone, Bomber , Alessandra, Georgia e Federico
La citarono nei loro versi e in fretta e furia la spedirono da un amico!

lunedì 17 settembre 2007

Ridere con la Scienza!!!!!!!!!!!

..Ecco qualche barzelletta per chi ha una mente un pò scientifica....




Tipica barzelletta per Ingegneri,Fisici, Chimici e chi più ne ha più ne metta…..:

Quando furono diramati gli inviti per il Gran Ballo degli Scienziati,

Pierre e Marie Curie irradiarono entusiasmo;

Einstein pensò che sarebbe stato relativamente facile parteciparvi;

Volta si sentì elettrizzato;

Ampere non ne fu messo al corrente;

Ohm al principio oppose resistenza;

Boyle disse che era troppo sotto pressione;

Edison pensò che sarebbe stata un’esperienza illuminante;

Stephenson si mise a sbuffare;

i fratelli Wright si sentirono volare;

il dottor Jekyl declinò, dicendo che ultimamente non era se stesso;

Morse avrebbe preso la linea 2 e sarebbe arrivato alle 8 in punto;

Franklin disse che sarebbe arrivato in un lampo;

Meucci avrebbe telefonato per conferma;

Von Braun sarebbe arrivato come un missile;

Fermi disse che era una notizia atomica;

La moglie di Coulomb si sentì carica;

Hertz si sentì sulla cresta dell’onda;

Joule dovette rinunciare per problemi di lavoro;

Nobel esplose di gioia per la notizia;

Kelvin disse che era in grado di partecipare;

Fourier si scusò, dicendo che ultimamente stava malissimo, era dimagrito molto: pareva uno spettro;

Cantor rifiutò :preferiva gli insiemi più compatti;

Abel invece accettò di buon grado: si trovava bene in gruppo…

Avogadro non fu avvisato:nessuno si ricordava il suo numero;

Planck chiese quanto costava;

Mendeleiev disse che non gli andava di stare a tavola concerti elementi;

Heisemberg non aveva la sufficiente determinazione per andarci;

P.A.M. Dirac disse che odiava questi formalismi;

Carnot rispose che a lui non faceva né caldo né freddo;

Hilbert disse che secondo lui non c’era abbastanza spazio;

Banach aveva la moglie incinta , e aveva già avuto le contrazioni;

Cauchy sarebbe venuto con l’HF INTEGRALE ;

Secondo Menendelbrod ci sarebbe stato troppo caos;

Laplace si sentiva trasformato dalla notizia;

Foucault stava a Milano , ma sarebbe arrivato in serata col pendolino;

Taylor aveva una serie di impegni;

Henry doveva studiare , e non si sarebbe lasciato indurre in tentazione;

Schroedinger si presentò col suo gatto;

Riemann si scrisse l’indirizzo su un foglietto;

Secondo Poincarè ci sarebbe stato troppo caos;

Mandelbroat partì con l’idea di infrattarsi con qualche autosimile;

Kolmogorov non badò molto all’abbigliamento , si mise qualcosa di funzionale (Kirchhoff invece indossò una bella maglia e si fece il nodo alla cravatta);

Faynman ,prima di giungere a destinazione , avrebbe camminato molto e durante il percorso si integrò assieme a dei ragazzi che amichevolmente suonavano dei bonghi :la bravata gli comportò qualche minuto di ritardo, ma odiava le cose rigorose;

E…. Dirac prese la sua Lancia Delta ….arrivò prima di Cauchy che per la troppa fretta ruppe il differenziale della sua macchina.
............Alla festa delle funzioni...................
C'erano tutte le funzioni- ma proprio tutte- che ballavano fra loro molto contente:il seno, il coseno , la tangente iperbolica , il logaritmo natuarale e non, insomma , etc. etc. etc, etc.........
Solo una, l'esponenziale ,E ALLA X,stava tutta sola soletta da una parte mentre beveva timidamente dell'assenzio un pò annacquato.A questo punto le si avvicinò un bel seno iperbolico che disse:" Ciao cara E ALLA X, ma cosa fai qui tutta sola soletta senza alcuna compagnia?" L'esponenziale, che forse avrebbe potuto anche avere abitudini sessuali diverse dalle sue ,le rispose :" Ma cosa dovrei fare per non starmene da sola in un angoletto?"
Beh, ti dovresti divertire , scafare un pò, come dire integrare....!!!!!
Ma chi, io ? Dici a me? ...... ma tanto per me è uguale!